Sabato

Sabato. Mattina, prima delle sei M. ed io scendiamo in cucina, sveglissime (lei un po’ di più). Tappetone verde in salotto. Pallina con sonaglio. Di solito a quest’ora, mentre lei tenta di gattonare, io provo a fare un po’ di yoga. Ma stamattina avevo voglia di giocare anch’io. Verso le sette comparsa di nonno T. Lui e nonna A. sono arrivati giovedì con due valigie minuscole cariche di giochi ed un travestimento da ballerina di flamenco per L., direttamente dall’Andalusia. “Torna a dormire, sto io con lei”. Ma incredibilmente mi era passato il sonno, quindi sono andata in cucina a fare il tè. Ho acceso una candela, colorata. Ho addormentato M. Intanto si è alzata L. “Mamma prima di colazione giochi un po’ ai mostri con me?”. Abbiamo giocato coi mostri buoni che hanno paura dei giocattoli e li abbiamo nascosti tutti nell’armadio. Poi abbiamo preso i libri nuovi arrivati nelle valigie dei nonni: “Questi parlano come noi, me li leggi?”. Dopo colazione sono salita in camera, ho passato M. che intanto si era svegliata alle braccia di F. e mi sono arrotolata nel piumone fino a fare una palla insonorizzata dalla quale usciva solo qualche capello irrispettoso come sempre. Sono svenuta ma intanto mi sono alzata per chiacchierare con nonna A. e farle compagnia mentre cercava di aprire la porta del bagno nel quale era rimasta bloccata, perché le porte di inizio Novecento a volte si incastrano, sono stanche di fare sempre quello che ci si aspetta da loro, e il piumone non era poi così insonorizzato. Dopo una quantità di tempo ignota, ma che mi è parsa lunghissima, bellissima e salvifica, F. mi è venuto a svegliare perché dovevamo uscire. Siamo stati a Södermalm a passeggiare nel grigio che comunque è fascinosissimo e a mangiare in un ristorante che si chiama Himlen, cielo. È al venticinquesimo piano di un grattacielo e fanno una specie di polpettone fritto nel burro, che nuota nel puré con piselli e mirtilli, su una base di burro fuso. Meraviglioso. C’è una vista stupenda ma non hanno, incredibilmente, un fasciatoio (cambio pannolino acrobatico su consolle minimal tra piante esotiche). Si fanno perdonare perché hanno peró, come ovunque qui, birre analcoliche buonissime. È seguita passeggiata fino al ponte per Gamla Stan, la città vecchia, mentre nel grigio si accendevano i lampioni. Erano le tre e mezza del pomeriggio. Al piano terra della Tranströmerbiblioteket, su una poltrona accanto alla parete di vetro che affianca la strada, vicino al suo stroller su cui aveva appoggiato il pc, una vecchietta lavorava ai ferri con addosso una mascherina chirurgica. Intanto, al pc, stava facendo una videochiamata con una ragazza molto giovane, mora, i capelli lunghi al vento in un campo che sembrava in Irlanda, o Cornovaglia, o un posto così.
A Slussen abbiamo attraversato il ponte per la città vecchia e nei suoi vicoli acciottolati mi sono incastrata varie volte con le ruote storte di un passeggino che porta il doppio del suo carico massimo. C’era una festa e bambini che correvano da una chiesa al Museo del Nobel e da qui al Palazzo Reale, con lanterne di carta colorate, inseguendo la banda che si spostava da una piazza all’altra. C’era anche una manifestazione antifascista. “Mamma che cos’è una mafinestazione?”. Ho provato a spiegarlo, avevo la voce rotta a un certo punto.
Questa sera siamo stati a cena da colleghi di F. e amici. Andiamo a piedi perché non abbiamo la macchina e abitiamo vicini. Nel parco abbiamo incontrato una volpe dalla coda foltissima.
Non so perché ancora io non abbia sonno. Forse ho dormito troppo stamattina.
Non so quanto tutto questo ci e mi mancherà, ma temo moltissimo.

Un pensiero su “Sabato

  1. Molto bene, questo post è più “flusso di coscienza” di tutti gli altri post, soprattutto nella parte iniziale, dove sembra che tutto esca dalla testa e finisca direttamente scritto senza perdere tempo a riordinare, controllare eccetera.

    Ma poi a un certo punto arrivano i piedi per terra, per forza, in due frangenti molto molto importanti:

    1) IL POLPETTONE, lì ti sei svegliata dal torpore e io ho attivato tutta l’attenzione necessaria e ho preso appunti;
    2) Tranströmerbiblioteket, è assolutamente impossibile scrivere sta roba senza guardare 8 volte avanti e indietro se stai andando bene o comunque senza usare il copia e incolla, non si può, quindi ci vuole una certa concentrazione.

    Per finire abbiamo “mafinestazione” della cara L. alla quale puoi dire che io parlo così anche adesso perché sì, mi va, mi gusta, quindi va benissimo.

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