Strega e principesse

Aggiornamenti dai nostri ultimi giorni qui (-10!). Iniziati svariate volte, ma sempre interrotti da risvegli, pianti e multiple catastrofi irrisorie.

Ha nevicato di nuovo, qualche giorno fa, ma usciamo pochissimo, fa molto freddo e mentre L. si scalda giocando nella neve, M., pur imbacuccata con plurimi strati di lana sotto la sua tuta da orsetto polare, o proprio per i plurimi strati che le impediscono di muoversi, non mi sembra mai sufficientemente vestita per stare ferma a queste temperature. Spesso rinuncio in partenza ed evito il rito estenuante ed infinito della vestizione, per cui sì, oscillo sciattamente tra tuta e pigiama per qualche giorno. Come in lock-down. Ma non per questo ci annoiamo (proprio come in lock-down.)

Lo zio G. è ripartito giovedì scorso e si è dato il cambio con Innamorente, trascinato qui dalla magica E. Si sono incontrati nell’ingresso. Lui è ripartito con valigie giganti, loro sono arrivati con borse minuscole. Ma non abbastanza da non poter contenere due libri per L., e per M., anche se L. ha deciso che sono entrambi suoi. Innamorente ha chiesto subito di Pirimpimpino e gliel’ho presentato, quest’albero grande e grigio nel bel mezzo del giardino, punto di arrivo e partenza, nella neve, di impronte di animali misteriosi.  Abbiamo di nuovo appurato che il suo aspetto depone per un pessimo stato di salute, tutto secco e arido com’è. Per questo lo avevamo soprannominato Pirimpimpino già prima che si spezzasse. E così ho risposto ad una delle domande di Innamorente, almeno ad una. Io invece vorrei sapere chi si arrampica su quei rami la notte, com’è la casa, come siamo noi attraverso le finestre accese, visti da lì.

Lo scorso week-end abbiamo camminato tanto e parlato molto, ma sempre non abbastanza. Soprattutto la sera, mentre le bambine dormivano, e in realtà anche Innamorente. E’ venuto a cena anche il mio amico F. e siamo rimasti svegli fino a tardissimo, sabato, a ricordare amori strani di quando eravamo molto più giovani; le loro pettinature, soprattutto, le loro bizzarrie. Menomale che ce ne siamo accorti in tempo. In tempo per cambiare almeno le nostre, di stranezze.

Io ho tenuto in testa per parecchio tempo un cappello da strega, non mi ricordo quale giorno fosse, uno in cui ho perso varie volte la pazienza e alzato spesso la voce. Mi si addiceva particolarmente. Nonostante la mia antipatia, L. si è comunque vestita da Elsa, vedendomi così abbigliata, “Così facciamo che tu sei la strega ed io la principessa”. Ci deve essere per forza la strega? E che male c’è ad insegnare alle bambine che, anche se non sono creature principesche da viziare, sono però esseri splendidi, tutte, che meritano rispetto e attenzioni…regali? Se tutte, tutte, imparassimo fin da piccole a vederci importanti. A sapere che contiamo. A pretendere, come una principessa antipatica, quando serve. Non sarebbe semplicemente più bello e…più giusto, per tutte?

Pensavo a questo, vestita da strega. Con addosso i pantaloni della tuta.

E invece avrei voluto far scivolare fuori dalla minuscola valigia di E. il suo splendido pigiama, e rubarglielo. Rosa, e morbidissimo. Da vera principessa.

E. in questi giorni non ha mai voluto usare il mio struccante. Ripartirò senza il flacone, ancora intero; anche io mi annoio e non lo tocco. Però devo dire che, a parte questo dettaglio, la tuta, il cappello e il mood da strega, mi sento di star diventando una principessa quasi perfetta. Mi manca solo il pigiama adatto.

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