Pioppi

Il piccolo E. è nato un lunedì mattina, e il mondo un po’ è cambiato in meglio. Diventare zia, a differenza del diventare mamma, non ti stravolge il corpo, ma ti inonda comunque di luce.
Una mattina della scorsa settimana sono andata a trovarlo e l’ho tenuto addosso per un’ora o due mentre dormiva, accartocciato, caldo, profumato di buono. Non ho mai sentito così nitidamente l’odore delle mie, di figlie, sarà per la simbiosi e che il loro odore era il mio, e viceversa.

Oggi siamo stati a pranzo da nonno T. e nonna A. ed E. è stato il nostro piccolissimo pulcino. L. ha scartato anche le di lui uova di cioccolato, una da precoce tifoso del Bologna. Ad un certo punto del pomeriggio nonno T. doveva guardare la partita, E. mangiare e dormire, F. – insolitamente – lavorare. Io sono scesa al parco con le bambine e mentre spingevo M. su un passeggino degli anni Ottanta rimediato in garage tra le ragnatele, L. mi camminava a fianco spingendo la bambola Fragola nella sua carrozzina con enormi ruote rosa. Ci muoviamo con sobrietà tra discorsi magici, emozioni altalenanti, altre nuove, ricordi di infanzia (non c’è più il canestro obliquo al quale giocavo con mio fratello, all’ombra di enormi pioppi, in certi pomeriggi caldissimi d’estate), proiezioni immaginarie di futuro. Di immaginifici futuri possibili, colorati, audaci.

Ho incontrato un conoscente che vive ancora lì, eravamo piccoli insieme, adesso ha due bambini poco più grandi delle mie. Mentre andavano sull’altalena facevano le presentazioni. M. intanto scavava nella ghiaia e forse di nascosto ha mangiato un sasso.

Il mio vicino mi è sembrato proprio uguale a come era quindici anni fa. Forse mi sbaglio, ma vestiva esattamente uguale, parlava esattissimamente uguale. Io mi sento così diversa.
Gli enormi pioppi sono ancora lì.

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