Sei arrivata

Sei arrivata una mattina di primavera. E’ stata una nascita potente, bella, luminosa. Anche se nella stanza era quasi oscurità. Mi sono inginocchiata a terra e mi sono aggrappata a tuo padre. Aveva una camicia blu a scacchi, a righe grigie e scure. Ho il ricordo nitido della mia mano che si appoggia sul suo petto e cerca una piega di tessuto da stringere, a cui appendermi con tutto il nostro peso. Quando ho lavato quella camicia, diversi giorni dopo, prima di metterla in lavatrice l’ho annusata a lungo. Aveva ancora quel profumo, un odore buono che conosco da quasi sempre e che adesso, come improvvisamente, era diverso. Nuovo. Era nuovo il mondo con gli occhi di madre, di nuovo, come già era stato bello e nuovo d’un tratto quando è nata L. Dopo il suo arrivo era stato strano guardare fuori dal finestrino dell’auto, mentre tornavamo a casa dall’ospedale; il mondo mi appariva un posto diverso. La strada la conoscevo, il tragitto mi era familiare; eppure, era diverso. Qualcosa era cambiato nel mio sguardo, dentro, e fuori.  C’eri tu, L. Prima non c’eri. Non è un cambiamento irrilevante, nelle misteriose – impercettibili dinamiche dell’universo per perpetuarsi. E ora ci sei tu, M. Ci sei anche tu. Mi sembra di aver fatto una scommessa troppo grande con la vita, e di averla vinta. Mi scoppia il cuore di gioia.

Domani compi un anno. Buon primo compleanno, piccola M.

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