Da (Sirolo)

La mansarda è tutta bianca. Il tetto spiovente rivestito da travi di pino sbiancato. C’è una piccola finestra che dà sul corso principale del paese, e dall’altro lato due finestre altrettanto piccole con una vista ampia sul verde e, soprattutto, sul mare. Chi l’avrebbe mai detto che da una finestra così minuscola si potesse vedere tanto.
M la mattina si avvicina a quella della  cucina e brontola per essere presa in braccio e guardare fuori, poi fa ciao ciao con la manina. Immagino che saluti il mare. Lo fa anche appena sbuchiamo dal sentiero che attraversa il bosco, sempre al mattino, dopo una decina di minuti all’ombra, al fresco, in discesa; finito il cammino stringe gli occhi nella luce accecante che riverbera sull’acqua, e al contempo li sgrana di stupore, tende l’indice nell’azzurro ed esclama: “Da!”. Termine unico per la meraviglia.
In spiaggia resta nuda tutto il giorno e tutti le invidiamo questa libertà. Sta a contatto naturalmente, immediatamente, con tutto: con l’acqua, coi sassi, con noi e con me. A volte mi prende la mano e mi trascina sul bagnasciuga, mi si stringe addosso e si addormenta beata; non parla, ma chiaramente cerca lo scroscio delle onde sulla ghiaia.
Godiamo del silenzio e del vento, quando c’è.
Mangiamo tagliata di frutta, frittura di paranza e gelato “alla marena” (non mi era mai piaciuto prima di ora).
Abbiamo scoperto che l’ombelico è una culla perfetta per sassi. All’occorrenza anche per bambini.

Poi ogni tanto litighiamo. Bisticciamo, ci arrabbiamo un po’ o “medio” o molto, dipende; qualcuno reagisce facendo i capricci, qualcuno alza la voce, anche se l’età dovrebbe aver insegnato almeno alla metà di noi a non fare nessuna delle due cose, ma è difficile. Qualche volta avrei voglia di fare il bagno da sola. Chiaramente non ci sono ancora riuscita.

Alla sera, dopo cena, andiamo al parco, che assomiglia un po’ ai parchi giochi svedesi per ampiezza e bellezza, ma ha in più degli olivastri incantevoli sparsi qua e là, a ricordarci dove siamo col loro respiro. Parlano, quasi.
Le bambine si stancano tanto di una stanchezza sana, e ci hanno graziati con una notte senza risvegli per quasi sei ore di fila (una soltanto, non esageriamo). Alle cinque del mattino F ed io ci siamo incontrati in cucina, sempre stravolti, a bere un bicchiere d’acqua per l’incredulitá. Lo stupore ha varie forme. Anche la meraviglia, anche quella reciproca.

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