Camminiamo per Ancona sotto il sole delle due del pomeriggio e ci riposiamo sotto un albero di lanterne cinesi insieme ad una famiglia di turisti svizzeri che ci offre caramelle alla coca-cola. Ancona ha bei palazzi e bei colori, mi ricorda Arles. Oso un po’ nel ricordare quel viaggio, quelle sensazioni. (Se tornassi indietro farei l’Erasmus in Francia, Aix-en-Provence. Anzi no, che sciocchezza. Marsiglia. Farei l’Erasmus a Marsiglia e cercherei di restarci il più a lungo possibile. Ma forse nemmeno. Il bello dei porti è che te ne puoi andare con la stessa naturalezza con cui ci arrivi). Restiamo più del previsto? Si sta proprio bene. Quando rientriamo di che colore sarà la nostra casa, mi chiedi. Forse gialla, forse rosa. Il ponteggio è aperto qua e là da squarci nel nylon bianco. Manca poco. Fumano sempre, parlano lingue varie, si è perso un gatto. Che luna domenica sera, in fondo alla strada. Andiamo al concerto alla fine? E con le bambine come ci organizziamo? Ci organizziamo. Ci andiamo. Ci sono lucine appese a ulivi e profumo buono di cibo di strada, e gente rilassata. Pochissimi telefoni. Beviamo birra. Neppure molta. Mi basta. Marcus Miller fa vibrare tutto, dentro, attorno, sposta pure gli orizzonti. Tu cosa avresti fatto se fossi nato a Saint Louis, Illinois, e non avessi saputo suonare la tromba? Probabilmente niente. O forse sì. Chissà che posto è Saint Louis. Ci andiamo?
