Chi cerca trova

Cambio di valle e prospettiva. Ora dormiamo sotto il gigante della Majella. (Dormire è, al solito, un parolone). Il paese è sempre lo stesso ma non è vero. Il paese lo sento anche mio, il paese di mio padre, che faccio arrabbiare perché perdo le chiavi di casa, crede lui, che mi fa arrabbiata, che mi fa ridere. Il paese di tanti ricordi stupendi d’infanzia, delle vacanze nel vero, inconsapevole, significato e senso del termine. Delle prime volte che non riesco a contare sulle dita che non bastano. Delle storie di famiglia che si rincorrono e cambiano e si riscrivono. F è tornato subito al lavoro, con le bambine dormiamo per la prima volta nell’appartamento della nonna, dei nonni e bisnonni, nell’armadio cercando una coperta ho trovato una valigia verde acqua anni Cinquanta e una scatola di scarpe “modello Sanremo”. Qui sono rimasti 800 abitanti scarsi che resistono nella restanza. Alla scuola elementare c’è una pluriclasse. Ci dev’essere una formula per salvare la polvere magica che si deposita sul passato prima che voli via. Il passato è molto presente in certi luoghi. È la loro chiave di accesso. È la loro salvezza.

Oggi sono arrivati la zia M e lo zio G con il piccolo E che qui era stato solo da dentro il pancione. Un anno fa lui nuotava microscopico nel liquido amniotico mentre la zia M configurava l’istriceblu, una notte molto tardi. Proprio qui. Stanotte, mentre nonno T mi imprecava contro in ciabatte cercando la chiave smarrita, la zia M è scesa a portarmi un fagotto di pizzelle all’anice. Le avrei voluto dire vieni dentro, facciamoci un caffè in questa cucina che non profuma di caffè da troppo tempo. Ma le mamme di bimbi molto piccoli, si sa, anche la notte vanno di fretta. Tranne che molto tardi. Molto tardi fanno cose strane, configurano siti, scrivono, si scrivono. Si cercano e trovano. Cercano, scavano.

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