La giornata è iniziata con L che non voleva mettersi i calzini “perché non si vede lo smalto”. È continuata con rocambolesche e mirabolanti avventure. Verso le cinque e mezzo/sei del pomeriggio mia cugina grande mi ha trascinata a fare aperitivo nel chiosco adiacente al parco giochi, che funge perfettamente da rifugio a bassa quota (neanche tanto) per genitori sull’orlo di una crisi di nervi. Ho bevuto (in piedi ovviamente) uno spritz troppo velocemente, e dopo il mondo era più leggero. Non sapevo ancora che più tardi avrei dovuto affrontare un’altra crisi di nervi, di L stavolta, e capricci vari a ritmo incalzante. Ignara e rilassata (nei limiti del possibile) mangiavo tutte le patatine che M rovesciava sul tavolo prima che le leccasse e le rimettesse nella ciotola comune. In due giorni ha già arricchito la sua dieta con varie manciate di terra e alcuni rebbi di forchette di plastica. Mi pare sufficiente. Intanto guardavo i bambini che giocavano sulla giostra e ne ammiravo soprattutto questa capacità: è sufficiente che uno solo urli “basta! Voglio scendere” o “Così è troppo veloce!” perché il gioco finisca istantaneamente. Si rallenta subito, si smette in un attimo. Tutti si fermano se per uno è troppo. Questo a conferma di quanto avremmo da imparare, dai bambini. Anche se a volte ci trascinano in vortici di pressoché infinito dispendio energetico e con chiara percezione di distacco dalla realtà. Mio fratello, che stava bevendo il suo spritz con aria più rilassata della mia, a un certo punto si è avvicinato e mi ha passato un braccio attorno alle spalle. – Sono troppo esaurita? – No. Non troppo. Q.b.
