L’Istriceblu è morta e sepolta sotto un cumulo di foglie e stanchezza. Ho risposto così perché me l’hanno chiesto. Ho i capelli sempre raccolti all’insù e sempre arruffati nonostante il nuovo siero per ricci definiti all’avocado – anche questo biologico, in flacone in plastica da economia circolare. Mi passerà il momento dei capelli all’insù e li rimetterò giù. Marzo è passato. Quasi, domani è uno dei suoi giorni più preziosi perché il piccolo E. compie un anno e non me ne capacito, di come sia corso su e giù questo suo primo anno di conquiste. Marzo emozionante e ballerino. Come i gradi rilevati dal termostato. Marzo si è portato via una persona cara che ho conservato sempre nella mente e nello sguardo con l’immagine che me ne restituivano da bambina. Ha nevicato. Ha fatto freddo, gelo e anche paura. C’è stato il cambio dell’ora e anche prima, per un po’, talvolta sembrava primavera, alle cinque del pomeriggio, per strada, agli incroci. L ha compiuto cinque anni e mi interroga con la sua sola presenza sulle fondamenta e sul primitivo di tutto, dei miei limiti, e del potenziale (- Mamma ma tu, anche quando sei arrabbiata con me, mi vuoi bene lo stesso?-). Mi alzo a notte inoltrata a bere stick di gastroprotettore alla menta. Coltivo una gratitudine calda quando mi fermo. – Ti sei accorto anche tu che meno usi il telefono durante il giorno, e più sei felice? -. Mi fermo spesso, allora, per un po’.
