Sapori

In ordine sparso.

Venerdì ho camminato per più di quattro chilometri con M. nel marsupio, addormentata, praticamente appoggiata con tutto il suo peso su una guancia. C’erano un sole magnifico ed un vento fortissimo, abbiamo attraversato il ponte per Skeppsholmen contro una corrente di passanti che la guardavano e sorridevano inteneriti ed io avevo conferma che dormisse. Quando ho capito che avrei dovuto prendere un traghetto per avvicinarmi alla mia meta, sono tornata indietro per non svegliarla. Anche questa volta non sono arrivata al Moderna. Ripartiremo e non avrò visto metà delle cose che vorrei vedere, già lo so. Ho continuato a camminare e sono tornata alla nostra passeggiata preferita, a Strandvӓgskajen che poi è talmente bella da essere la preferita di centinaia di persone. Ho comprato una kardemummabulle, che è l’equivalente della famosa ciambella alla cannella, ma al cardamomo ed ho scoperto che è più buona, in una bancarella in cui una volta abbiamo comprato una stecca di caramelle alla liquirizia salata indimenticabili. L’ho mangiata continuando a camminare. Dà un senso incredibile di leggerezza, un sapore più buono di libertà. Sono arrivata in un parco elegantissimo e boscoso che volevo visitare da tempo e lì, finalmente, mi sono fermata a guardare la città da poco lontano. Ero nei pressi di una statua, the Lady working for peace in the world, who “calls for peace and disarmament on heart”, “initiated by the Physicians for the Prevention of Nuclear War in Sweden…” come recita la targa che la accompagna. In un angolo quasi nascosto, nella quiete e nel silenzio di un giardino sulle sponde di un’acqua e di una città che a me sembrano imperturbabili.
Alla sera ho dovuto prendere un antinfiammatorio perchè mi faceva male ogni muscolo del corpo in celebrazione della mia atleticità. Ma ne è valsa la pena.

Sabato siamo tornati in biblioteca e al Mercato Centrale e alla vista di una cassetta di pomodorini del piennolo appesa al soffitto la napoletanità di F. si è illuminata e la richiesta di L. di mangiare la pizza è stata accolta con indulgenza. Nella mia c’erano alici di Cetara che sapevano davvero di alici, non so se venissero da Cetara ma hanno rievocato vividamente nel mio corpo e nella mia mente la Costiera, e mi è bastato. Col buio, poi, siamo stati al Fotografiska, ed è stata un’esperienza trasformante.

S. è in procinto di ripartire per l’Italia e di spezzarmi il cuore.

Il nostro basilico, dopo svariati travasi, resiste e dà filo da torcere a quello dei vicini. Specialmente a quello nella soffitta, che vedo un po’ in difficoltà. E soprattutto, come S., dà un sapore più fresco alle nostre giornate.

Martedì

Martedì. Ho scoperto di avere una qualche allergia a qualche acaro nascosto in questa casa. E’ una casa che si presta meravigliosamente al nascondino. Ogni tanto starnutisco, così, fuori campo e fuori tempo. Il vento è sempre più forte, talvolta molto freddo, i vicini portano fuori il cane con addosso l’impermeabile e gli stivali da pesca alti fino alle ginocchia, anche se non piove. Però quando piove nessuno apre l’ombrello. Alle sette e mezzo di mattina è ancora buio. Notte fonda. Quando c’è il sole si esce e anche noi portiamo a spasso Baston, che è il nostro cane immaginario e ha un bastone come guinzaglio. Non entra in casa, dorme fuori “nella stanza puzzolente” dove togliamo le scarpe. Nella stessa stanza ogni tanto incontriamo i vicini, una coppia di mezza età discreta e simpatica. Lars l’altro giorno ci ha sorprese con un “Buongiorno signorina!” perfetto.

Oggi pomeriggio c’era il sole, L., S. e Baston sono andate al parco. M. ha ballato Paolo Conte con me mentre mescolavamo le uova per una frittata. Sembra tutto molto semplice, forse noioso. A volte lo è. Mi consolo pensando che L. crescerà sapendo che la noia esiste ma che è vero anche il contrario, è un’opportunità.

M. ha iniziato ad addormentarsi praticamente solo tenendomi la mano. Stringe le sue manine attorno ad una mia mano grande, dura, screpolata e non la lascia fino a quando non è completamente abbandonata al sonno. Con le labbra arricciate sembra dire “Ho paura a lasciarmi andare, resta qui, con me”. Io resto.

Non durerà per sempre. Niente dura per sempre.

Ma intanto siamo qui.

Con una nuova perversa passione per la cena prestissimo e per il burro salato.

Reato universale

Forse i bambini nati da gpa in famiglie arcobaleno hanno lo sguardo più magico di tutti. Sicuramente più libero.

Per questo, forse, spaventano.

Ieri è stata una giornata triste per l’Italia.

Ma per fortuna i bambini continuano ad essere desiderati, sognati, voluti e amati fortissimo, nonostante e anche contro le avversità.

Tanke

Come si fa a stare qui a scrivere dello sguardo sul mondo da una finestra che lo ritaglia piccolo e struggente, quando attorno il mondo implode? Che senso ha parlare di un autunno che è arrivato velocemente ed altrettanto velocemente cade a terra, quando la terra chiama sangue, e fuoco, veri ed incessantemente?

Il dolore di cui non ci si capacita. Lo strazio che continua.

Le notizie che non riesco ad ascoltare, e mi ostino.

Qui stiamo bene e le giornate sono piene di giochi, disegni, e figure che ritagliamo ed attacchiamo alle finestre. M. ieri ha tenuto un po’ il broncio, L. ha scoperto che l’unico plaid che abbiamo in casa, in realtà, è un abito da sposa. S. si indigna perché, in questo posto ricco “lontano dal mondo”, i bambini giocano per strada lanciandosi le mele. F. stessa cosa, ma per le castagne. Lui lavora incessantemente, però nei momenti di “libertà” (ma credo che si senta piuttosto libero anche mentre lavora) cucina cose buonissime. Nel pomeriggio mi sono stesa sul letto accanto ad M. che dormiva e ho guardato l’ombra delle foglie degli alberi del giardino danzare sul muro, sulla vecchissima carta da parati a righe verdi e fiori, per un po’. Avevo addosso due maglioni perché il plaid era impegnato al suo matrimonio. Gli unici quadri luminosi della casa sono in camera da letto, stampe di Carl Larsson con la sua casa svedese rossa circondata dai fiori, un gatto a passeggio, i bambini che sorridono facendo merenda con un pezzo di pane.

Forse una chiave è qui. Nei bambini che nascono, e giocano e crescono nonostante tutto.

Nel loro sguardo magico.

L. ha trovato in una stanza un romanzo e mi ha chiesto: “Mamma, questo libro è scritto come parliamo noi? Me lo leggi?”. Mi ha destabilizzata domandandomi anche: “Come si dice pensiero in svedese?”. Raccoglie foglie da terra ogni giorno, oggi le ha usate per fare un centrotavola.

Abbiamo fatto un’eccezione alla regola e abbiamo anche acceso una candela.