Basilico

Vorrei scrivere di quanto sia bella e affascinante questa città di isole e di acqua (perfino oltre le mie aspettative). O anche del fatto che stasera avremmo voluto essere ad una festa in cui tra poco si spegneranno 109 candeline. Però succederà a Bologna. Invece ho le energie solo per scrivere che i nostri dirimpettai svedesi ci battono a man bassa nella coltivazione del basilico. In una cucina e anche in una mansarda. Lampade e basilico, meravigliose, gigantesche, succulente piante di basilico alle finestre.

Per oggi è tutto.

Magica

– Allora, questo è il mio bottopancia.
– Il tuo…non ho capito.
– Il mio bottopancia!
– Ah! E cosa sarebbe, il bottopancia?
– Un bottone qui, sulla pancia.
– Mmm, ok. E a cosa serve?
– Lo apri e ci puoi mettere dentro il pepe. E le stelle.
– Wow!
– E poi alla sera lo riapri e tiri fuori le stelle, così, pum! E le butti nel cielo. E viene tutto brillantoso. Anche al mattino lo puoi fare. Così è tutto bello brillantoso.

Pippi Calzelunghe apprezzerebbe l’idea.
Impossibile non parlare di Pippi, qui, in questa città e in questa casa.
I nonni ci hanno regalato la mitica bambola con le trecce rosse all’insù, ed è già parte della famiglia allargata che vive con noi, viaggia con noi in metropolitana, dorme sotto il nostro letto con un proprio intoccabile corredo di lenzuola e scende insieme a noi nel paurosissimo seminterrato a fare il bucato. La sua casa-museo non l’abbiamo ancora visitata; d’altronde, noi abitiamo a Villa Villacolle quindi non c’è fretta. Ci manca solo la veranda col cavallo, ma non è poi così improbabile che sia nascosta sul retro e non ce ne siamo ancora accorti.

L. ed S., la meravigliosa ragazza alla pari che ci accompagna nei primi due mesi di questa trasferta, hanno deciso di colorare un po’ l’atmosfera ricoprendo con i nostri disegni le stampe e le fotografie a dir poco cupe che arredano la casa. Dopo due giorni va già molto meglio. Adesso ci sono medaglieri di stelline e acquerelli maldestri in ogni dove.

Questa sera L. ha chiesto di ascoltare la Pippi Calzelunghe Compilation un milione di volte.

-Voglio imparare questa canzone per papà. Gli faccio una sorpresa quando torna.

E nel corridoio la sentivo saltellare e cantare
“Forse non lo sai,
ma io qualche volta divento magica…”

Che è una delle cose che possiamo imparare, in effetti, dai bambini.
Ad essere pieni di pepe e brillantosi.
Un po’ magici.

I’ll be back in about ten minutes

Siamo state in una foresta di tronchi verde brillante. C’erano anche foglie giganti su cui arrampicarsi, ma solo scalzi. Attorno c’erano renne e alci, però in un recinto, senza allegria e a ripensarci ecco perché non mi sono piaciute – preferisco incontrare i cervi per strada, in Abruzzo, d’estate. Anche L. le ha guardate con un entusiasmo che è durato poco, percepiva la finzione, credo. Ad un certo punto si è stancata, ha preso la rincorsa e si è lanciata sul passeggino, “vado a sdraiarmi”, ma l’ha ribaltato catapultandosi a terra e tuffandosi di testa sul cemento. Da lì è iniziato un pianto bitonale che è continuato fino all’uscita dal parco e per tutto il tragitto in tram; abbiamo costeggiato l’acqua a quell’ora splendida che sono le cinque del pomeriggio, le barche che si muovevano lentamente e attraccavano ai piccoli moli tra i chioschi come per fare aperitivo. Al primo piano del Kungliga Dramatiska Teatern, sulla terrazza, nel sole, alcuni fortunati facevano aperitivo davvero. Ho avuto la tentazione di scendere dal tram (sola) e unirmi a loro.

Il giorno dopo sono entrata da H&M per comprare delle tutine a M., che non si lamenta ma ogni tanto suppongo abbia freddo, o stia scomoda, negli abiti tutti sbagliati che ho portato per lei; in coda alla cassa è scoppiata in un pianto disperato, come non fa mai, ed urlava talmente forte che anche l’imperturbabile, giovanissimo commesso ha iniziato a sudare. Mi ha chiesto di pagare la spesa della signora straniera che mi precedeva, la cui carta di credito non funzionava e che mi voleva rimborsare in corone per le quali non avevo il cambio giusto, e non parlava, come me, lo svedese, ma anche in inglese non ci capivamo, e intanto M. strillava e il commesso si agitava ed io avevo caldo, molto caldo, con addosso la fascia ed M. e tutte quelle tutine di lana. Alla fine gli ho lasciato tutto sul bancone, “mi occupo della bambina e torno tra dieci minuti”; ma dopo averla allattata e addormentata mi sono incamminata verso casa, pensando che sarebbe stato bello fare, prima o poi, quell’aperitivo sul terrazzo. O arrampicarsi su una di quelle foglie giganti, sdraiarsi a prendere il sole, chiudere gli occhi un istante.

Delle tutine mi sono completamente dimenticata.

Non sono per niente stanca.

Paguri

Oggi non è stata una giornata splendida per L., che è la più grande delle mie bimbe e ha quasi tre anni e mezzo. D’altronde, come se la nascita di sua sorella M. quattro mesi fa non fosse abbastanza per sconvolgere il nostro e soprattutto il suo universo, è sopraggiunto anche questo trasferimento temporaneo che certo non la aiuta. Temporaneo, poi, temo che per lei – che vive soprattutto di presente -significhi ben poco. Ci siamo mosse appena e nel quartiere, siamo andate a comprare gli acquerelli e li abbiamo usati per disegnare un mare di onde colorate per papà, che dopo mesi di lavoro acrobatico e agilissimo da remoto è tornato a quello “con i grandi” (“ma perché i grandi devono lavorare tanto?”). Quando è rientrato lui il suo cielo si è schiarito e hanno giocato alla loro versione di mare (“tu peschi e io sono un pesciolino, anzi, un paguro”). Non l’ho detto a nessuno dei due, ma ignoravo cosa fosse un paguro e l’ho cercato di nascosto, nascosta in cucina. Ho confidato a M., che mi guarda con occhi spalancati sempre e comunque, quanto mi dispiaccia aver perso più volte la pazienza. So che attorno il mondo implode e non riesco quasi a leggere le notizie. Mi sento in colpa per questo. Ho provato più volte, in queste ore, a guardare tutto con gli occhi di L., dal suo metro e qualche centimetro di altezza. Devo dire che è un esercizio che fa bene al cuore. A tavola stasera F. le ha chiesto “È ora della frutta. Di cosa avresti voglia?”. “Della Nutella col cucchiaio grande, come la mamma”.