Q.b.

La giornata è iniziata con L che non voleva mettersi i calzini “perché non si vede lo smalto”. È continuata con rocambolesche e mirabolanti avventure. Verso le cinque e mezzo/sei del pomeriggio mia cugina grande mi ha trascinata a fare aperitivo nel chiosco adiacente al parco giochi, che funge perfettamente da rifugio a bassa quota (neanche tanto) per genitori sull’orlo di una crisi di nervi. Ho bevuto (in piedi ovviamente) uno spritz troppo velocemente, e dopo il mondo era più leggero. Non sapevo ancora che più tardi avrei dovuto affrontare un’altra crisi di nervi, di L stavolta, e capricci vari a ritmo incalzante. Ignara e rilassata (nei limiti del possibile) mangiavo tutte le patatine che M rovesciava sul tavolo prima che le leccasse e le rimettesse nella ciotola comune. In due giorni ha già arricchito la sua dieta con varie manciate di terra e alcuni rebbi di forchette di plastica. Mi pare sufficiente. Intanto guardavo i bambini che giocavano sulla giostra e ne ammiravo soprattutto questa capacità: è sufficiente che uno solo urli “basta! Voglio scendere” o “Così è troppo veloce!” perché il gioco finisca istantaneamente. Si rallenta subito, si smette in un attimo. Tutti si fermano se per uno è troppo. Questo a conferma di quanto avremmo da imparare, dai bambini. Anche se a volte ci trascinano in vortici di pressoché infinito dispendio energetico e con chiara percezione di distacco dalla realtà. Mio fratello, che stava bevendo il suo spritz con aria più rilassata della mia, a un certo punto si è avvicinato e mi ha passato un braccio attorno alle spalle. – Sono troppo esaurita? – No. Non troppo. Q.b.

Chi cerca trova

Cambio di valle e prospettiva. Ora dormiamo sotto il gigante della Majella. (Dormire è, al solito, un parolone). Il paese è sempre lo stesso ma non è vero. Il paese lo sento anche mio, il paese di mio padre, che faccio arrabbiare perché perdo le chiavi di casa, crede lui, che mi fa arrabbiata, che mi fa ridere. Il paese di tanti ricordi stupendi d’infanzia, delle vacanze nel vero, inconsapevole, significato e senso del termine. Delle prime volte che non riesco a contare sulle dita che non bastano. Delle storie di famiglia che si rincorrono e cambiano e si riscrivono. F è tornato subito al lavoro, con le bambine dormiamo per la prima volta nell’appartamento della nonna, dei nonni e bisnonni, nell’armadio cercando una coperta ho trovato una valigia verde acqua anni Cinquanta e una scatola di scarpe “modello Sanremo”. Qui sono rimasti 800 abitanti scarsi che resistono nella restanza. Alla scuola elementare c’è una pluriclasse. Ci dev’essere una formula per salvare la polvere magica che si deposita sul passato prima che voli via. Il passato è molto presente in certi luoghi. È la loro chiave di accesso. È la loro salvezza.

Oggi sono arrivati la zia M e lo zio G con il piccolo E che qui era stato solo da dentro il pancione. Un anno fa lui nuotava microscopico nel liquido amniotico mentre la zia M configurava l’istriceblu, una notte molto tardi. Proprio qui. Stanotte, mentre nonno T mi imprecava contro in ciabatte cercando la chiave smarrita, la zia M è scesa a portarmi un fagotto di pizzelle all’anice. Le avrei voluto dire vieni dentro, facciamoci un caffè in questa cucina che non profuma di caffè da troppo tempo. Ma le mamme di bimbi molto piccoli, si sa, anche la notte vanno di fretta. Tranne che molto tardi. Molto tardi fanno cose strane, configurano siti, scrivono, si scrivono. Si cercano e trovano. Cercano, scavano.

Arrivati

– Siamo arrivati? – per la volta numero? mille? in pochi chilometri di sole e piattura. (Della nostra pianura mi piace soprattutto che c’è tanto cielo).
– Dobbiamo controllare bene dal finestrino. Prima tanta pianura, poi il mare e poi le montagne. Quando vedi le montagne siamo quasi arrivati.
– Manca molto?
– Sì
– Uffa…
– Ascoltiamo un po’ di musica?
– Sì, mettiamo Espresso Macchiato!
– Quella non è musica
– Papà non complicare le cose…
– Dai. No. Siri, riproduci playlist 1
– Ma il mare è vicinissimo?
Siri: – Il mare è una distesa di acqua salata che lambisce la terra…
– Non possiamo parlare tutti mentre parlo con Siri
– Ma perché Siri ascolta solo te?
– Tetta!
– Eccoci…
– Siamo arrivati?!?

– Mamma!  Ho visto il mare ed è stupendo!!!!! Tu l’hai visto?

poi ulivi, poi oleandri
– Quanto manca?
– Ancora un po’. Dormi un pochino
– No.
– Dai per favore, dormi…
– No, non voglio! Io voglio vedere le cose!

Usare lo swiffer per spolverare i piedini. La faccia tutta colorata di lucidalabbra fucsia.
A Tocco da Casauria i mulini. Alle Gole di Popoli un comprensibile crollo di tolleranza per il viaggio.
– Siri non ci ascolta più!
– Siri è in sciopero
– Cosa vuol dire sciopero?
– Chi vuole un po’ di uvetta?

– Ma è quella del centro estivo?
– Sì, perché? Contenitore intero, due giorni soli…
– Sa di detersivo
– Ascoltiamo Cuoricini?
– Mi hai fatto ‘na capa tanta. Mannaggia a sto centro estivo e sti cuoricini
– Mio amore, mio amore…Espresso Macchiato per favore…
(Per fortuna esistono posti come l’Altopiano delle cinquemiglia. Sapere che al mondo esiste l’Altopiano delle cinquemiglia mette pace nel cuore).
– Siamo arrivati?
– Sì. Siamo arrivati
– Ma abbiamo preso le chiavi di casa?

(Sì, le chiavi di casa le ho infilate nella borsa la scorsa notte alle due, in un impensabile momento di lucidità. E se anche le avessimo dimenticate non avrebbe avuto importanza, perché ad aspettarci c’era nonno P, sulla soglia, in una casa stravolta di pulizie dal tornado zia R, la casa più dolce di nonna A, quella mattacchiona, che ha lasciato dappertutto qualcosa che parla di lei, anche senza volerlo, anche appeso al vento in giardino, il suo giardino bellissimo di cui non ha fatto in tempo a gioire)

– Ehi Siri, riproduci La Macarena

(Nella casetta degli uccellini nessuna traccia di briciole. Allora vengono sempre. Chissà se la notte viene ancora anche la volpe. Sul camino, quello che resta di una candela verde).

Guardia tranquilla

Stasera F. è di turno in ospedale. Spero una guardia tranquilla. Qui a casa regnano il silenzio, il caldo ed uno strano ordine. Quando lui è a casa tutto il giorno succede così. M. ed L. dormono nel lettone. Strappo alla regola (non avrei le forze per alzarmi più volte, più tardi, e poi qualcuno ha un bisogno di mamma più acuto stasera, succede). L. mi ha chiesto se non mi desse fastidio dormire con una catenina al collo. In effetti sì. – Ti sveglia?

Dopo averle addormentate mi sono messa al pc e foto orribili sono balzate dallo schermo dentro la cucina, dentro questo ordine, questo bianco. Dentro la mia testa.

Ieri sera siamo stati a cena a casa di amici. C’era anche Innamorente. Che parla poco e ascolta tutto. Anche quello che non si dice. I bambini strillavano e facevano spettacoli musicali che noi non seguivamo. Qualcuno raccontava qualcosa delle vacanze. Io raccontavo parole brutte sentite al lavoro negli ultimi giorni, o forse le parole brutte erano le mie. Qualcuno ascolta facendo altro, qualcuno ascolta con il corpo e con gli occhi socchiusi, con talento, sarà perché fa lo psichiatra. Quanto siamo fortunati ad avere negli amici delle casse di risonanza che ti parlano anche senza dire niente, nel lasciarti parlare a vanvera. Qualcuno ha detto la parola boicottaggio. Le parole sono già azione.

Ho provato ad andare a dormire, ma in questo momento per me nel lettone non c’è spazio. Le ho trovate che dormono abbracciate, in obliquo. Le guardo e aspetto. La mia guardia tranquilla.