Tanke

Come si fa a stare qui a scrivere dello sguardo sul mondo da una finestra che lo ritaglia piccolo e struggente, quando attorno il mondo implode? Che senso ha parlare di un autunno che è arrivato velocemente ed altrettanto velocemente cade a terra, quando la terra chiama sangue, e fuoco, veri ed incessantemente?

Il dolore di cui non ci si capacita. Lo strazio che continua.

Le notizie che non riesco ad ascoltare, e mi ostino.

Qui stiamo bene e le giornate sono piene di giochi, disegni, e figure che ritagliamo ed attacchiamo alle finestre. M. ieri ha tenuto un po’ il broncio, L. ha scoperto che l’unico plaid che abbiamo in casa, in realtà, è un abito da sposa. S. si indigna perché, in questo posto ricco “lontano dal mondo”, i bambini giocano per strada lanciandosi le mele. F. stessa cosa, ma per le castagne. Lui lavora incessantemente, però nei momenti di “libertà” (ma credo che si senta piuttosto libero anche mentre lavora) cucina cose buonissime. Nel pomeriggio mi sono stesa sul letto accanto ad M. che dormiva e ho guardato l’ombra delle foglie degli alberi del giardino danzare sul muro, sulla vecchissima carta da parati a righe verdi e fiori, per un po’. Avevo addosso due maglioni perché il plaid era impegnato al suo matrimonio. Gli unici quadri luminosi della casa sono in camera da letto, stampe di Carl Larsson con la sua casa svedese rossa circondata dai fiori, un gatto a passeggio, i bambini che sorridono facendo merenda con un pezzo di pane.

Forse una chiave è qui. Nei bambini che nascono, e giocano e crescono nonostante tutto.

Nel loro sguardo magico.

L. ha trovato in una stanza un romanzo e mi ha chiesto: “Mamma, questo libro è scritto come parliamo noi? Me lo leggi?”. Mi ha destabilizzata domandandomi anche: “Come si dice pensiero in svedese?”. Raccoglie foglie da terra ogni giorno, oggi le ha usate per fare un centrotavola.

Abbiamo fatto un’eccezione alla regola e abbiamo anche acceso una candela.

Un pensiero su “Tanke

  1. L’ultimo rigo mi incuriosisce parecchio, ma per adesso va bene così.

    Che la chiave siano i bambini, è cosa nota…ma meglio ribadirlo in effetti…

    Per i grandi non c’è speranza, urli contro muri che, bene che ti va li butti giù, ma che hai risolto? Rimani senza voce e senza muri, poi hai freddo e gli abiti da sposa costano

    ciao a presto

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