Anche gli agenti immobiliari entrano scalzi. Villa Villacolle è in vendita; oggi Lars ha bussato leggermente per chiedere se potessero entrare per un sopralluogo. “So – do you speak Italian, Lars?” “Io parlo solo Italiano!”. Ha un sorriso dolcissimo e il volto rotondo, e il potere assoluto sulla regolazione del termostato. Domenica pomeriggio ha bussato per avvisarci, “tra mezz’ora fanno uno spettacolo di luci ad Hagaparken, molto bello – noi andiamo, se non avete niente di meglio da fare…”. Eravamo stanchi e infreddoliti e non siamo andati, ma ne sarebbe valsa la pena. Per la commemorazione dei defunti. Luci e candele accese in un immenso cimitero che è anche, di nuovo, un giardino bellissimo.
Il 2 novembre per metà della giornata mi sono dimenticata che fosse il 2 novembre, e per la restante metà ci ho pensato ininterrottamente.
Sono venuti a trovarci la zia R. e nonno P. e li abbiamo portati un po’ a spasso e molto al vento; abbiamo condensato in tre giorni insieme un po’ un museo, un po’ di biblioteca, un po’ di cucina svedese e tutta la filmografia di Frozen (“Sai che secondo me la zia R. non ha mai visto Frozen?” “Nooooooo poverina!”). La zia R. ha dormito con L. nel suo letto grande e sabato mattina, ancora al buio, F. mi ha chiesto:
– Le hai sentite quelle due?
– No, perchè? Chiacchieravano?
– Cantavano.
– Mmmm ma che ore sono?
– Le cinque e quaranta.
Sempre sabato mattina, quando poi è venuto giorno e ci siamo alzati, abbiamo trovato spezzato in due dal vento il più alto degli alberi del giardino, che era secco ed evidentemente malato, coperto qua e là da enormi funghi sul tronco. Lo avevamo chiamato Pirimpimpino, come il vecchio albero di uno degli episodi di Edmondo e Lucy (cartone bellissimo e poetico come tutte le cose per bambini su cui i francesi mettono le mani, trovato casualmente su RaiPlay e mai più abbandonato). Nel film l’albero si ammala e muore, nonostante la piccola Lucy provi a curarlo persino cantando, e non resta che abbatterlo. Per esorcizzare l’addio, i bambini accendono lanterne colorate e lo salutano in una sorta di funerale – poi, però, continuano a giocare con lui sul suo tronco steso a terra, che lì resta, e non smette di cambiare, col passare delle stagioni.
“Guarda mamma, Lars porta via Pirimpimpino!” mi ha detto ieri L., che scrutava il mondo fuori dalla finestra. E in effetti Lars e suo figlio tagliavano il tronco ed una parte dei rami più lunghi e li accatastavano in un angolo del giardino. Chissà adesso, da lì, che vita prenderanno. Su quello che resta dell’albero, comunque, continuano a posarsi uccelli bellissimi.
La zia R. e nonno P., che profuma sempre di buono, sono ripartiti domenica mattina. Hanno lasciato in bagno un campioncino di bagnoschiuma al latte di bufala.

Sono in ritardissimo, comincerò da qui.
La questione è semplice, ho un dubbio (anzi due): ma avete dato il nome all’albero PRIMA o DOPO il decesso? No perché nel caso fosse stato dato DOPO, allora va bene cioè, nel film Pirimpimpino si ammala e muore, nella realtà viene spezzato dal vento… Ma in caso fosse stato dato P R I M A… beh… direi che ci siamo capiti…
Il povero Pirimpimpino, destinato alla morte per un nome appioppato dal nulla, si stava facendo i fatti suoi.
Colgo l’occasione per fare presente che il termine “appioppare” nasce proprio dai pioppi, come Pirimpimpino pace alla clorofilla sua.
Il secondo dubbio è: posso sapere cosa cantavano quelle due? Al prossimo post ciao
"Mi piace""Mi piace"