An icy week is coming

Sono transitati di qui, e ripartiti. Chi più velocemente, chi meno. Nonno T. dopo qualche giorno è rientrato a Bologna, perché è impossibile farlo smettere di lavorare. Nel frattempo è venuto a Stoccolma anche lo zio ‘Cardo, che sta a Bruxelles ma segue corsi su come apprezzare l’imaging di risonanza magnetica in giro per il mondo. È arrivato con una casa dei puffi in miniatura e un cagnolino peluche, ed è ripartito con una bambola di Pippi. Ha cenato con F., domenica sera, in un ristorante da qualche parte in centro; ci siamo salutati vicino alla fermata della metro e li ho guardati allontanarsi, quei due, complici, lo stesso passo, stretti nei loro cappotti, vicini, mentre camminavano controvento e in direzione dell’acqua, eleganti come forse non erano quando si sono conosciuti, o forse sì, io non c’ero, lui c’era già prima di me. La sera dopo è venuto a cena da noi e ci ha fatto ridere tutti fino alle lacrime, inclusa, anzi soprattutto nonna A. Abbiamo deciso che ci rivedremo a Napoli oppure, in alternativa, a Stromboli.

Nonna A. è rimasta tutta la settimana e abbiamo fatto alcune passeggiate molto belle, giovedì pomeriggio abbiamo scoperto che a Kunstrådgården (forse per ora il mio posto preferito) stavano allestendo la pista di pattinaggio sul ghiaccio e che resterà aperta fino a marzo. Ho letto da qualche parte un cartello, An icy week is coming. L. ha comprato la sua prima tuta impermeabile antivento e antigelo. Per ora fa freddo ma non freddissimo, le persone in giro indossano cappotti sobri in svariate tonalità di marrone, grigio e verde che mi fanno impazzire. Di nero, poco. I bambini perdono guanti e, quelli molto piccoli, calzini che si trovano spaiati a terra sui marciapiedi, agli angoli delle strade, sulle panchine e nelle siepi.

Viene buio molto presto e ci sono lampade accese dietro a quasi ogni finestra.

Nonna A. è ripartita e non si è persa all’aeroporto di Monaco, come temeva, anche perché il suo volo ha fatto scalo a Francoforte.

Le giornate con le bambine, in casa, assomigliano allo sbucciare i mandarini. Sono lente, sembrano sempre uguali e sono anche imprevedibili. Non sai mai che forma avranno le bucce alla fine. Stessa cosa per noi. Non saprei dire al mattino cosa ne verrà fuori, ma è sempre qualcosa di diverso. Non so bene che forma io assuma a fine giornata ma sorprendentemente, e a differenza delle bucce dei mandarini, resto intera.

2 pensieri su “An icy week is coming

  1. Icy week eh? Freddo ma non freddissimo dici???

    mmm…

    E ci sono persone con cappotti, ma tu a queste persone hai detto che non mi hai ancora visto con un cappotto ADDOSSO? Pensi possa succedere? Scommetteresti su questo evento? Quanto domande ho fatto in poche righe?

    Tante domande ma almeno una risposta: devo rendervi partecipi di come si sbuccia un mandarino lasciando quasi intera la buccia, ebbene sì, l’immortalità esiste.

    (Un’altra risposta pare sia stata data da te alla domanda che tiene in scacco il mondo intero da quando esistono le lavatrici “I calzini perduti che fine fanno?”, stanno nelle siepi a Kunstrådcopincollagården)

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    1. P. M. (M. che sta per “miseria” e non per altro, invece P. è esattamente quello che pensi) ho fatto un piccolo errore di battitura ma WordPress delle mie P. (non la P. di prima) non mi permette di rimediare, io mah… Non lo so…

      WordPress complimenti per esserti aggiunto al gruppo su WhatsApp dove gli unici membri fino ad oggi erano le tasse e la morte.

      Comunque *quante

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