Buon divertimento nella magia

Come va con questo (mese di) dicembre? Come state, come stiamo, tutti? A dicembre il cielo è grigio ma non sempre, e trafficato: elfi, renne, babbi, letterine, pensieri, desideri, nostalgie. Mancanze. A dicembre i pazienti con disturbi psichiatrici stanno un po’ peggio e non mi è chiaro se chiedano anche più aiuto, le due cose non sempre vanno di pari passo, purtroppo. Verso Natale purtroppo é un avverbio comune e i luoghi comuni sono parecchio affollati. Mi sono proposta un buon proposito, l’ho accettato e lo sto mantenendo: usare di meno il telefono, dimenticarlo nella borsa per ore, la sera, quando rientro a casa. È una pratica salvifica, sostenibile -entro certe deroghe-, balsamica e liberatoria. Mi sono accorta di essere felice quando lo scordo per un po’. Quindi scrollo comunque ma con più moderazione. E ogni giorno avrei una scheggia di vetro da smussare, un racconto da fare: ad esempio i genitori assiderati al mercatino della scuola, a vendersi reciprocamente caffè al mattino nell’azzurro fumoso delle otto; ad esempio un pino storto audace; l’emozione in Santa Lucia; l’ennesima influenza; la violenza di una parola e del silenzio che la segue. Ma poi mi chiedo: è necessario raccontare tutto, sempre? Tutto sempre subito? A chi interessa, e perché? E perché raccontarlo… Per scalfire, forse, un tempo subito prima di dimenticarselo. Allora posso raccontarlo, ma senza fretta. Mi sono tirata fuori dalla presenza assidua in tante cose, nel tempo, invecchiando un po’ saggiamente, spero. Come dice una mamma nella chat di classe, “sono uscita da tempo dal tunnel della maternità performante”. E sempre più abbraccio l’idea che sia necessario ridefinire continuamente cosa intendiamo per “essere performanti”; se vogliamo davvero esserlo, se proprio dobbiamo, e in cosa. E come. Che sia almeno in un modo che ci rispecchi e che, nel farlo, ci divertiamo…E ce ne stupiamo, anche. Buono stupore, a tutti, buon divertimento nella magia, ognuno in quella che vuole. Buon Natale.

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