F. è tornato dopo cinque giorni a Valencia per un congresso. Nel frattempo anche la meravigliosa e salvifica S. è stata via ed è transitata rapidissimamente in Italia, giusto poco più di 24 ore per dare un esame all’università, incontrare un prof. per la tesi, cambiare una valigia piccola con una più grande e comprare un pacco di taralli pugliesi per L. E’ tornata alle due di notte, piena di energie, e ha fatto tutto il tragitto dalla fermata del bus a casa in compagnia di tre volpi. È una creatura magica, probabilmente per questo l’hanno scortata.
Preoccupati per la mia solitudine in questa enorme casa che scricchiola e con le due bimbe, il primo giorno sono venuti a trovarci una collega di F., dirottata anche lei qui per il dottorato, da Ferrara, insieme alla sua famiglia: suo marito, in smart working con l’Italia, la piccola E. che ha due anni e anche la nonna, che faceva la preside e adesso si gode la nipotina e le proprie sorelle in giro per il mondo. Siamo stati al parco a saltare sui tappeti elastici (qui è normale trovare i tappeti elastici ai giardini ed anche i tecnici in divisa catarifrangente che li provano, si divertono, li puliscono e annotano misure e stato d’usura su un tablet), le bimbe hanno corso scalze su e giù da uno scivolo per due ore e noi intanto abbiamo iniziato a conoscerci. A fine pomeriggio anche gli adulti (quasi tutti) hanno provato (quasi tutti) i giochi e poi abbiamo improvvisato una cena, come se ci conoscessimo da sempre, condividendo quello che ciascuno aveva già preparato e alla fine sul tavolo c’era come sempre troppo cibo, coloratissimo, quinoa con verdure, salmone al forno, patate, due tipi di pane, che qui è buonissimo, talvolta impastato col miele (quello di segale, ha indovinato L., sa di liquirizia), e anche i sei tipi di cioccolato che F. mi aveva regalato prima di partire, come scorta serotoninergica o captatio benevolentiae, non ho ancora capito. Per questa serata calorosa e allegra sono ancora grata.
Noi ragazze ce la siamo cavata alla grande, poi; nei giorni successivi siamo state al Mercato Centrale e a camminare sull’acqua, abbiamo fatto un picnic e siamo entrate alla Kulturhuset che è un posto incantevole e solo in biblioteca, settore infanzia 0-9, si possono trascorrere ore dimenticandosi del mondo (e andare in bagno scalzi, come si usa, qui, nei posti per bambini). La piccola E., che tra le altre cose è una fan sfegatata di Pippi Calzelunghe, ci ha invitate ad andare a conoscere la sua casa e finalmente siamo state a Junibacken. Mi sono follemente innamorata del cavallo a pois e del tramonto sul profilo della città.
Non contente e visto che c’era sempre il sole, siamo state anche all’Hagaparken, che è vicino e ci sembrava una meta tranquilla, per poi scoprire che eravamo proprio davanti all’ingresso della Casa delle farfalle, e quindi siamo entrate, e oltre alle farfalle c’erano anche i pesci tropicali e una vasca con gli squali, e lì L. si è elettrizzata e ha snobbato le farfalle per iniziare a correre dalla vasca con gli squali alla loro dentatura appesa ad una parete, avanti e indietro per due ore ininterrottamente.
Ogni tanto S. ed io ci dopavamo di caffè, lei freddo ed io bollente, per provare ad avere le energie sufficienti ad arrivare a sera. Io ho oscillato molto spesso dall’educazione dolce all’urlo di Tarzan, per citare la mia amica T. Alla sera ho provato di nuovo a leggere le notizie, nel silenzio prima di dormire, ma ho sempre fatto incubi, dopo. Quindi leggo altro, studio mappe e piego asciugatrici, che ha un ché di meditativo.
Dalla prima sera in cui F. è partito, dato che aveva rovesciato un intero flacone di detersivo sul suo piumone “per pulirlo più meglio”, L. ha dormito nel lettone con me. Attorno alle sei del mattino, quando inizia a filtrare luce anche attraverso le tende oscuranti della nostra camera, mi sono ritrovata sempre a dormire in mezzo, tra lei ed M., e a guardarle piano e ad ascoltarle respirare. Per questo nostro tempo sospeso di adesso mi sento incredibilmente privilegiata.
Comunque F. è tornato sabato pomeriggio e verso sera mi sono seduta davanti ad una tazza di tè con addosso un maglione bianco come il muro nel tentativo di mimetizzarmi. Ha funzionato per meno di cinque minuti.






