Ho creato un nuovo rituale. Ho fatto una doccia mentre nessuno mi cercava. M dormiva, L era da zia R, o da zia A, non mi ricordo. Non l’ho tracciata ogni secondo. Non ho visto i fuochi d’artificio, M mi si era appena addormentata addosso. I fuochi mi piacciono e non mi piacciono. Di quante cose si può dire? Scegliere di indagare il sapore. Lo shampoo all’argilla. I molluschi. L’aria freddissima. Le vacanze lunghe. Il corpo. Scegliere di scegliere tutto, se si può. Scegliere di convertire la fatica in privilegio, se lo è. Se non lo è, scegliere la verità. Riflettere su quanto, soprattutto. Quanto amore, quanto peso addosso, quanta leggerezza possiamo sopportare. Quante volte al giorno si può usare la parola glitter? Quanti brillantini possiamo metterci per ogni occasione?
Suppongo, tanti quanti ci pare.
Brillare nell’impegno.
Brillare da lontano. Per qualcuno. Per se stesse. Brillare come buon proposito o perché ci viene naturale.
Buon 2026.
Autore: IstriceBlu
Buon divertimento nella magia
Come va con questo (mese di) dicembre? Come state, come stiamo, tutti? A dicembre il cielo è grigio ma non sempre, e trafficato: elfi, renne, babbi, letterine, pensieri, desideri, nostalgie. Mancanze. A dicembre i pazienti con disturbi psichiatrici stanno un po’ peggio e non mi è chiaro se chiedano anche più aiuto, le due cose non sempre vanno di pari passo, purtroppo. Verso Natale purtroppo é un avverbio comune e i luoghi comuni sono parecchio affollati. Mi sono proposta un buon proposito, l’ho accettato e lo sto mantenendo: usare di meno il telefono, dimenticarlo nella borsa per ore, la sera, quando rientro a casa. È una pratica salvifica, sostenibile -entro certe deroghe-, balsamica e liberatoria. Mi sono accorta di essere felice quando lo scordo per un po’. Quindi scrollo comunque ma con più moderazione. E ogni giorno avrei una scheggia di vetro da smussare, un racconto da fare: ad esempio i genitori assiderati al mercatino della scuola, a vendersi reciprocamente caffè al mattino nell’azzurro fumoso delle otto; ad esempio un pino storto audace; l’emozione in Santa Lucia; l’ennesima influenza; la violenza di una parola e del silenzio che la segue. Ma poi mi chiedo: è necessario raccontare tutto, sempre? Tutto sempre subito? A chi interessa, e perché? E perché raccontarlo… Per scalfire, forse, un tempo subito prima di dimenticarselo. Allora posso raccontarlo, ma senza fretta. Mi sono tirata fuori dalla presenza assidua in tante cose, nel tempo, invecchiando un po’ saggiamente, spero. Come dice una mamma nella chat di classe, “sono uscita da tempo dal tunnel della maternità performante”. E sempre più abbraccio l’idea che sia necessario ridefinire continuamente cosa intendiamo per “essere performanti”; se vogliamo davvero esserlo, se proprio dobbiamo, e in cosa. E come. Che sia almeno in un modo che ci rispecchi e che, nel farlo, ci divertiamo…E ce ne stupiamo, anche. Buono stupore, a tutti, buon divertimento nella magia, ognuno in quella che vuole. Buon Natale.
Giallo
Il ponteggio è stato smontato. La nostra casa è gialla, come quella di Pippi a Junibaken.
“Mamma, torniamo a Stoccolma?”. Volentieri amore. Forse in aprile torniamo, qualche giorno solo, giusto il tempo di placare un po’ la nostalgia, far lavorare qualche ora F. alle sue cose e poi salire verso nord. Andiamo a vedere come sta la nostra casa che è sempre in vendita, o meglio all’asta, a controllare se Pirimpimpino è sopravvissuto all’inverno svedese, anzi due. Torniamo cambiati, come sempre tutti.
I nostri amici che vivono lì sono venuti a trovarci e siamo stati ad uno spettacolo di Halloween e poi a mangiare le tagliatelle al ragù. Gli altri amici stoccolmesi, che stanno a Ferrara, sono venuti due giorni di fila e il secondo giorno abbiamo continuato a giocare e a raccontarci, perché un giorno solo non basta. Loro, poi, sono tornati di nuovo, e questa volta a teatro con le bambine ho pianto, perché uno spettacolo che si intitola Casa tocca tante corde e gli adulti che si rincorrono mi emozionano.
F oggi è andato a Ferrara, i nodi a volte si avvicinano. Io ho comprato dei fiori che sembrano carciofi, tondi e gialli, perché al supermercato la vista del carrello nudo e freddo mi deprime.
“Buongiorno signora Dalloway”, mi dice appunto il mio amico F, che da Stoccolma si è spostato ad Amsterdam per un po’. Se non dovessi lavorare sempre, se non dovessimo rincorrere non si sa bene cosa, andrei a trovarlo. Pensavo a questo, sconcertata dalla scelta troppo, troppo vasta di detersivi. Due pareti di sgrassatori. Cosa vuoi che mi importi se sa di muschio. Mi importa il muschio vero.
Il ponteggio è stato smontato e Dino, che in Montenegro si chiama Dio “ma qui è un nome troppo strano per voi” è partito per Berlino. Ha detto che tornerà a finire un lavoro, lo aspetto per una scommessa che ho già vinto perché non smetterà di fumare. Suo fratello affronta da solo una malattia amara, scuote la testa mentre lo racconta.
C’è un ginko giallo bellissimo nascosto in un cortile una strada più in là. Ci cammino attorno fingendo di passare per caso. Da sola in cucina, ho silenziato un documentario sui vulcani della Rift Valley, vedo solo immense montagne sacre coperte di cenere sovrastare splendidi altipiani. Ho acceso una candela.
Difficile
Di che colori hai gli occhi, ho chiesto mentalmente ad un coniglio. Quanto sei bello. Quanto sembri morbido, soffice. Ti accarezzerei. Ma forse mi morderai. Sicuramente mi morderai. Non sei nemmeno un coniglio. Che cosa sei?
Com’è la tua vita di roditore?
Facile? Difficile?
Anche allo zoo. Forse proprio allo zoo. Più facile, dai, più semplice che per gli umani.
Per gli umani è abbastanza difficile.
La vita facile non esiste, ok.
Ma qui è davvero un casino.
Ragionano meglio i bambini. Intuitivi, dritti e sinceri. Conversazioni, domande essenziali e risposte quasi mai all’altezza. Quando colpiscono nel segno stiamo sul vago. O mentiamo.
“Perché quel signore ha detto così?”
“Perché è un uomo con la pistola. Gli uomini con la pistola spesso pensano che la pistola dia loro anche ragione, ma non è detto”
“Non le farei questi discorsi a quattro anni”
“Io ho paura delle pistole!”
“Anche io”
(Questo se provi a non mentire. Mai. Quasi mai. Con l’età impari che mentire non serve effettivamente a niente. Anzi, fa male al cuore).
“Stasera lavoro un po’, devo preparare delle slides”
Ci sdraiamo di fianco, esuli sul letto della zia R., pc in grembo. Siamo a Napoli. C’è un po’ di pastiera nel mio stomaco e questo è dolce, ed è un bene.
Mi cade lo sguardo su un cervello disegnato in un angolo. “Use it”.
Non dovrebbe stare in un angolo. Mai.
(Il sospiro di sollievo è durato appunto il tempo di un sospiro. Non abbastanza).
Roditore mio ti prometto che proverò a insegnar loro a non accontentarsi di nessun non abbastanza.
Sarà difficile.
Lo è già.
