Torrida, Blu

Scrivo da una torrida domenica di luglio. Gambe nude, un romanzo sull’agenda di cose da fare. Il turno mio, quello di F che smonta da notte, le liti per ritagliarsi la solitudine necessaria per riposarsi (ho capito che per me è vitale riuscire a riposare anche in compagnia, anche con M spalmata addosso, oppure bisogna che io smetta di considerare il riposo necessario – opzione che scelgo ciclicamente, da anni). Chissà quanto potrò andare avanti senza dormire, mi chiedo ogni tanto, eppure – vado avanti. Con un funzionamento alterno. Barcollo ma non mollo. Resto sveglia all’alba, mi stupisco per il frinire presto delle cicale, martellante dalle finestre aperte. Stamattina da quella della cucina, spalancata e boccheggiante, entrava perfino un filo di vento. Quasi fresco. Quasi campeggio, piedi scalzi sulle piastrelle blu invece che sulle assi di legno del patio. L’ultima notte prima di partire il temporale faceva tremare le pareti del bungalow, il vento vorticava nelle intercapedini. Il mare era di un blu intenso la mattina dopo. L’avevo aspettato per un anno intero. Quel mare. Proprio lui. Mi sono immersa da sola più spesso dello scorso anno, ho galleggiato a pancia in su. Ho portato a casa sassi colorati e barattoli di conserve. Tutte le infinite combinazioni possibili di sassi in verticale o su una superficie sono bellissime. Tutte.

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